domenica 15 gennaio 2017

mammamiaquantosangue Fanzine/Sincope Records.

mammamiaquantotosangue è una fanzine che per me è un vero culto. Mi ricordo la prima volta che la vidi (e pure la prima volta che vidi il sito web): ne rimasi molto affascinato. Strana e particolare. Poi, ne ho perse le tracce. Un giorno apro la casella di posta e leggo un messaggio in cui Truculentboy (mente dietro ad essa) mi chiede se può mandarmi il cd delle Alga Kombu (uscito per la sua Sincope Records). Io ovviamente accetto subito, e lui allega anche il secondo numero della fanzine. Inutile scrivere che l'ho divorata in un paio d'ore, gustandomela dall'inizio alla fine. Il cd delle Alga Konbu è stato recensito a dovere, naturalmente. Quella che segue è una chiacchierata nella quale ho voluto curiosare un po' nel variegato mondo di una realtà davvero interessante. Buona lettura.

Undici anni dal numero 2 di mammamiaquantosangue fanzine sono un bel po'. Come mai ci hai messo così tanto per arrivare al terzo numero?
Nel frattempo è capitato davvero di tutto e il nuovo numero è stato rimandato per molto tempo, tanto che poi la cosa mi è cominciata a sembrare anacronistica. Ad un certo punto mi sono chiesto se avesse ancora un senso fare una fanzine oggi, dove sembra che a volte non ci sia troppo spazio per tipi di approfondimento un po’ diverso dal solito. Personalmente amo essere aggiornato e informato, ma voglio anche leggere riflessioni, punti di vista, opinioni, approfondimenti ecc.. Proprio per questo ho raccolto il lavoro fatto in diverso tempo, e anche in diversi periodi, e ho preferito dare un taglio agli argomenti in modo da concentrarmi su un concetto di fondo più che sulla novità. Il senso è stato quello di ritracciare esperienze diverse che aiutassero un po’ a capire l’approccio generale e la visione di hardcore punk oggi che sottende la fanzine, al di là del solo suono, cercando di arricchire il ragionamento con le parole degli intervistati, che possono più o meno condividere l’ipotesi oppure offrire ulteriori spunti di riflessione.

Il nome della tua fanzine mi ha sempre incuriosito... Ti va di spiegarmi da cosa prende spunto? Potrebbe essere fuorviante: decisamente non tratti di death metal o gore grind, ahahah!
In realtà non disprezzo né il death metal né il gore grind, anzi! Tutto nasce sia da una mia passione per lo splatter di quand’ero bimbo, sia dal senso d’ironia che mi piace spargere qua e là. La cosa è partita da una mia vecchia mail che come nick aveva appunto mammamiquantosangue, alla fine mi è sembrato suonasse molto bene, che fosse allo stesso tempo un nome insolito, con un approccio più aperto a diverse sfaccettature concettuali, ma allo stesso tempo molto punk e diretto, quindi la scelta è stata quella di far diventare mammamiaquantosangue il nome della fanzine.

Siccome io amo sempre molto interpretare ciò che il mio interlocutore fa, se permetti ti do una mia personale interpretazione della tua 'zine. A parer mio tu hai un background prettamente punk hardcore, che poi si è evoluto in campi che musicalmente sono un po' distanti, tipo avantgarde, noise, elettronica, industrial e sperimentazione. Il tutto però è sempre imbevuto dall'etica del do it yourself. Sei daccordo con questa mia interpretazione?
Si è proprio così, mi interessa sempre e comunque portare avanti un certo tipo di ragionamento e di attitudine. In generale ho sempre avuto una certa inclinazioni per i suoni storti che potevano provenire dalla scena hardcore di San Diego negli anni ‘90, dall’industrial Degli Einsturzende Neubauten o dal noise-rock dei Sonic Youth o della Touch and Go. Negli anni poi ho avuto possibilità di conoscere diverse esperienze e approcci, e ho riflettuto molto sul concetto di libera espressione, ovviamente uno dei cardini del punk hardcore, e ho visto come alcune realtà avessero un certo tipo di attitudine praticamente uguale a quella del punk hardcore facendo però una musica “diversa”. Cosa che ho rintracciato sia nel jazz quanto nell’elettronica o nella sperimentazione in generale o ancora nella scrittura e nel disegno. Quindi da quel momento ho cercato un po’ i concetti al di là dei discorsi prettamente musicali.

Da un punto di vista grafico, mammamiaquantosangue ha il pregio di essere semplice, diretta e fatta davvero bene. Come sei giunto a questa forma compiuta? La vorresti snellire ancora di più, o nei prossimi numeri manterrai sempre questa impostazione?
Ti ringrazio e sono contento che ti sia piaciuta la sua impostazione. Sono arrivato a questa sintesi un po’ cercando di dare un mio forte punto di vista e comunque imparando negli anni da tante altre fanzine che ho letto, come potevano essere Abbestia o Hearth Attack L’impostazione è un pò simile a quella con la quale la fanzine è nata, poi col passare degli anni sono riuscito a perfezionarla e a ordinarla per bene, quindi a trovare una sintesi concettuale ed un’impostazione grafica che mi aiutassero a mettere meglio a fuoco il discorso che volevo fare. In questo numero sono riuscito a metterci dentro molto di più di quello che avevo immaginato, proprio a livello di riflessioni ed idee, e in un modo più complesso del solito. Parlare di nuovo numero è un po’ precoce, nel senso che mammamiquantosangue nasce da prerogative puramente comunicative ed espressive, e come puoi vedere questo numero esce da molti anni dal suo predecessore e dalla fine del sito web. E’ una sorta di percorso globale su cui ragiono portandolo avanti un po’ in tutte le cose che faccio. In questo numero infatti ho messo dentro diverse esperienze e pensieri che ho avuto in diversi anni, per questo sono venute fuori così tante pagine. Certo avrei sempre qualcosa da dire, qualcosa ho già in mente, ma ho bisogno di fare un po’ di cose e capire bene quali saranno i prossimi concetti da affrontare, gli argomenti di cui avrò una forte necessità di parlare. Per ora sicuramente un percorso è terminato, ma la voglia di aprirne un altro c’è. Di ipotesi ne ho molte in testa, mi serve un po’ di tempo per ragionarci su.


Mi è piaciuta molto la column di Alessiaccio sul disagio. Quest'ultimo è un termine molto abusato nell'odierna scena punk hardcore. Sembra che tutti sian dei disagiati, quando invece nella reltà è gente che sta bene ma ha voglia di vittimismo. Cosa ne pensi in tal proposito?
Penso che l’ironia sia una gran bella cosa, ma se resta solo una sorta di ironia ripetitiva fine a se stessa può sembrare che anche tutto il resto sia uno scherzo, o comunque si rischia che tanti altri concetti passino in secondo piano. Poi per carità ognuno può fare quel che vuole, ma condivido il pezzo di Alessiaccio su questo argomento, che spiega la questione nella sua dinamica concettuale, anche perché effettivamente pare che a volte il tutto sia appiattito su un lato estetico e divertito, poco concettuale e con poco vissuto. L’espressione personale in genere è anche molto altro. Divertimento, ci mancherebbe, e anche ironia, come puoi vedere dalla zine, ma soprattutto passione, il mettersi in gioco e l’esprimere quello che si è e quello che si prova al di là di tutto, cercando di farlo al meglio delle proprie capacità. Si può certo scherzare sul disagio ma diamo anche visibilità a tante altre cose e motivazioni che così rischiano di passare in secondo piano. Se posso permettermi una battuta, ti dico che comunque non mi troverei bene in un contesto di finto spleen esistenziale...

In base a cosa scegli i gruppi e le realtà da trattare nella fanzine? Ti sei pentito di aver contattato qualcuno in passato? C'è qualcuno che non ha mai risposto ad un'intervista?
Scelgo sicuramente in base all’attitudine, alle riflessioni e ai concetti che i musicisti portano avanti, in base agli argomenti e dai discorsi che fanno, oltre che dal suono ovviamente. Quando sono colpito da queste cose mi viene voglia di fare domande, approfondire e cercare di saperne di più, quindi di tanto in tanto mi permetto il lusso di chiedere ai diretti interessati. Non mi sono mai pentito di nessuna intervista che ho fatto, credo che tutte quante esprimano in qualche modo un significato e siano state molto funzionali nel mettere a fuoco alcuni concetti di cui volevo parlare, e di questo dopo tanti anni sono contento. Personalmente molte di quelle che ho fatto mi dicono ancora tanto. E’ capitato ogni tanto di avere a che fare con qualche persona che non ha voluto rispondere, e per carità rispetto la scelta, ma quando è così si va avanti ed è meglio parlare con gente che ha voglia di scambiare idee. Per il resto nessun rimpianto.

Un'altra column che mi è piaciuta è quella con cui apri il terzo numero, che hai chiamato “Hard Life Needs A Party”, nel quale esamini il perchè scrivere e pubblicare una fanzine ai giorni nostri e poi ti lanci in un riassunto delle tue esperienze musicali. Come ti senti, oggi, nel 2016? Hai qualche rimpianto? E' cambiato il modo di approcciarsi alla musica? Sei più disilluso e cinico?
Sono un kid, un po’ più maturo, un po’ stanco a volte, vista l’età che incalza, ma sempre un kid, non sono né disilluso né cinico, mi permetto sempre di cercare nuovi stimoli e nuove possibilità di espressione. Poi, come può succedere ci sono situazioni che ti danno tanto, ti fanno crescere e ti fanno star bene e tante altre che ti deludono, ma non è un problema, fa parte del “gioco”. L’importante è continuare a cercare quelle positive per te stesso, in cui più ti riconosci. Certo cambiano i tempi, si possono aggiornare e migliorare alcuni concetti e pratiche, cercare di essere più efficaci, ma allo stesso tempo credo si debba sempre cercare di esprimere determinati valori di indipendenza, anche mentale, da certe logiche puramente commerciali o di successo. Il pezzo parla un po’ del fatto che personalmente non sono molto interessato ad una visione puramente “divertentista” dell’argomento. Sintetizzando non credo di aver cambiato particolarmente approccio riguardo alla musica in generale, forse ho imparato ad esser un po’ più efficace e magari un po’ più competente, ma alcuni concetti di fondo sono rimasti e sono quelli che mi danno molti degli stimoli su cui costruire.

A quando un nuovo numero di mammamiaquantosangue?
In realtà come dicevo prima non posso darti un’indicazione precisa. Con questo numero è finito un ciclo aperto tanti anni fa, anche se in realtà avrei già qualche idea da scrivere, ma ci vorrà un po’ per mettere a punto il piano, ma solo perchè è un periodo in cui sono molto indaffarato. Del resto la vita è un argomento imprevedibile e MMQS cerca di parlare anche di questo, se vogliamo dirlo in modo poetico. Oppure posso dirti che quando non riuscirò più a tenermi dentro delle cose, allora sarà il momento per scriverle e fare un nuovo numero!

Sincope Records è l'etichetta attraverso la quale stampi cassette, cd e vinili. Puoi parlarmene un po'?
Sincope nasce dalle ceneri di un mia precedente esperienza che era Mastro Titta Produzioni, la mia prima etichetta con cui per lo più coproducevo dichi punk hardcore e successivamente anche noise e drone, vuoi anche perché oltre ad una sana passione per i suoni altri e storti, ho cominciato anche a praticarli in prima persona oltre al punk rock. Ad un certo punto però ho sentito la necessità di esprimere ancora meglio un mio personale punto di vista e di prendermi una maggiore responsabilità verso quello che facevo. Sincope nasce da queste prerogative, in modo da raccontare meglio la mia visione e in modo più decisivo, cose che cerco di far vivere in ogni singola uscita più di prima. Mi piace seguire l’intero percorso dalla scelta dei suoni alla grafica, fino ai concetti che si vogliono esprimere. Ogni uscita è frutto di scambio e collaborazione tra chi la suona e me che la produco. E’ un approccio che mi appassiona molto di più rispetto delle coproduzioni allargate e a volte allargatissime. Questo è l’approccio con cui voglio fare le cose, quindi meglio che si abbia la voglia di fare un percorso comune. Fare cose in fretta, tanto per fare un’uscita non mi interessa.

Quello che mi ha colpito delle tue release è l'estrema cura che metti nel confezionarle. Quanto è importante far le cose per bene? Mi pare che negli ultimi anni la qualità in generale si sia alzata parecchio di livello...
Mi interessa tanto che già dalla grafica si capisca un certo approccio concettuale al tipo di uscita e l’appartenenza ad un’etichetta. Mi interessa che il punto di vista sia forte e che si capisca che quel suono sia stato scelto con molta cura e non in modo accidentale e che ogni uscita rispecchi un determinato momento discorsivo al di là dell’estemporaneità.

Ho notato che l'etichetta ha due siti diversi, ma collegati tra di loro. In uno sono riportate le uscite con tutte info, in un altro le news che la riguardano. Come mai ha diviso le due cose? Facilità nel gestire meglio la cosa?
Mi piace molto che il sito sia centrato sugli aspetti legati alle uscite in senso stretto, mentre il blog sia un altro spazio per dare notizie un po’ più approfondite su quello che gira attorno a quelle determinate uscite, come possono essere articoli, approfondimenti, interviste, in modo da poter dare maggiori possibilità di lettura e approfondimenti a qualcuno che volesse saperne di più. La cosa mi permette di dare sfogo ad un certo spirito minimalista che amo con il sito e allo stesso tempo però con il blog riesco a dare la possibilità di poter essere aggiornati sulle cose che succedono collateralmente le uscite.

Alga Kombu

Quali sono le uscite che meglio rappresentano la label e quelle a cui sei maggiormente affezionato?
Ogni uscita ha degli aspetti che centrano molto bene il discorso volevo fare con Sincope. La pianificazione che c’è dietro l’etichetta rispecchia molto vari miei percorsi di vita ed esperienze. Sono affezionato logicamente ad alcune uscite che mi riguardano personalmente come lo split tra i Compoundead, duo noise drone che condividevo con mia sorella, e Regospere/Andrew Quitter, la prima uscita dell’etichetta; Il cdr dei Tronco, che era il mio gruppo punk di qualche anno fa. Poi lo split Sumo/Affranti a cui sono molto legato, i dischi di Simon Balestrazzi e Fracisco Meirino, due dei miei musicisti preferiti. Potrei dirti ancora i Sutt o i Jabber Garland oppure i Rotorvator, ma ad essere sincero credo di sbagliare anche solo a ricordare qualche nome, non potrei fare a meno di nessuna delle uscite che trovi in catalogo, ognuna di queste ha un significato per me e sono cose amo molto ascoltare e rivedere. Anche perché ho scelto tutto con talmente tanta cura che ogni singolo tassello credo spieghi molto bene il ragionamento complessivo.

C'è un comune denominatore nei gruppi che fai uscire? Voglio dire: ti piace mantenere sempre un leggero filo conduttore, o vai a sentimento?
Sincope ha una sua omologia di fondo nel voler utilizzare un certo tipo di approccio per parlare del suono e dei concetti veicolati da questo. Il sentimento sta alla base, ma seguo un percorso preciso, alcuni approcci determinati e cerco sempre modi che mi colpiscano particolarmente, e che dal mio punto di vista sappiano parlare in modo critico e complesso del presente, visto che viviamo un presente molto complesso. Sono un po’ severo su questi argomenti. Fondamentalmente mi concentro su un certo tipo di drone, su alcuni suoni elettroacustici, alcuni aspetti iprov più lancinanti e su un certo tipo di postcore. Tendenzialmente sono più aperto verso approcci più diretti, orientati verso il live action. Non sono chiuso totalmente ad altre cose, però questi argomenti restano una base di partenza fondamentale per me.

Come avviene la preparazione di un'uscita Sincope Records? Nel caso invece di una coproduzione, come ti muovi?
Ogni uscita deve logicamente rispettare alcuni concetti, suoni, pratiche, argomenti grafici ecc ecc. In prima istanza si parla appunto del suono e della compiutezza dell’uscita, unito ovviamente alla riflessione sul lato concettuale e su quelle che vuole esprimere quel particolare disco. Poi si ragiona sulla grafica per proporre al meglio il tutto. Per una coproduzione logicamente voglio essere messo al corrente di tutti gli argomenti, si devono condividere aspetti grafici, testuali e contenuti, conoscere le persone con cui si portano avanti le cose in modo che ci sia una visione di intenti comune e che si lavori bene assieme. Logicamente si tratta sempre di uno scambio tra i musicisti e l’etichetta, che poi è uno scambio umano tra persone, che non deve mai mancare, altrimenti sono disinteressato alla cosa. Di base, come dicevo prima, apprezzo molto quando riesco a scorgere una certa visione e significato complessivo dietro le uscite di un’etichetta, come lo possono essere quelle dell’Ebullition o della Gravity, come mi sembra che sia attualmente la Clean Feed o la Northern Spy. Sono cose che mi colpiscono. Quindi cerco che il tutto rispecchi una visione oltre che sonora, anche grafica, argomento che mi sta molto a cuore. In definitiva cerco di far uscire qualcosa che abbia un significato complessivo molto al di là di un semplice prodotto. L’ambizione è che dentro ogni uscita ci sia un po’ la vita del gruppo, un po’ della mia vita che faccio uscire e che poi la cosa diventi parte della vita delle persone che ne vogliano fare esperienza. Forse è un po’ romantica come visione, ma è un mio modo di praticare quel poco di libertà che si ha, e se mi levi questo modo di fare immagino mi annoierei e basta.

Sei molto presente su internet. Sito web, Bandcamp, Facebook. Che tipo di rapporto hai con questa tecnologia? Ti aiuta effettivamente nel propagandare il verbo Sincope Records. Per esempio una piattaforma come Bandcamp, che permette di acquistare musica in tempo reale, funziona nel tuo caso?
Uso tutti questi mezzi perché credo che la rete sia una risorsa comunicativa, però credo anche che la rete non sia fonte di libertà infinita e progressione umana come prospettano in molti. Del resto anche la rete ha diversi aspetti che non amo come succede nella vita reale. Sicuramente è un mezzo per fare discorsi e poter comunicare e da questo punto di vista ha grandi potenzialità. Poi ovviamente dipende dal significato e dalla visione che cerci di metterci dentro, cercando di evitare che il tutto sia schiacciato solo su un’estetica del consumo e che si cerchi di andare un poco al di là del mero acquisto. La rete è sicuramente un mezzo e non un fine, il tutto deve vivere molto al di fuori della rete, quando succede allora si è creato qualcosa che ha un senso. Sicuramente Bandcamp offre dei servizi interessanti, non so quanto aiuti, però mi permette di dare una possibilità ascolto un po’ più estensivo, così casomai ci si può fare un’idea complessiva del tutto, e già questo mi sembra interessante.

Se scorro tutte le pagine del sito web Sincope Records, noto la scritta “love is love”. Che tipo di significato ha? Che tipo di significato ha il concetto di amore per te?
Penso che cose del genere sia talmente faticoso che se non hai una reale e profondissima passione non conviene farlo. E’ quello stimolo che ti spinge ad agire senza farti particolari calcoli e senza sperare di avere un tornaconto, ma solo con la consapevolezza e la voglia di fare discorsi e diffondere concetti. Certo vendere dischi ti permette di farne altri, se non si vendono non puoi farne altri o devi aspettare un po’. Comunque lo stimolo fondamentale resta la pura passione, l’esprimere la tua visione e cercare di incidere nel presente. Quindi può essere solo “amore” la spinta fondamentale, che logicamente è gratificante ma ha anche i suoi lati molto sofferti...

I colori ricorrenti che usi sono il bianco e nero. C'è un significato recondito dietro al loro uso. Io trovo che siano perfetti per rappresentare certi suoni e pensieri...
Amo tantissimo il bi-cromatismo, mi piacciono i colori, mi piace molto come il bianco e il nero riescano a dare una certo profondità e alla stesso tempo una visione molto diretta a quello che si vuole esprimere. Amo come il B/N sia molto funzionale ad un modo di “disegnare” i concetti, e il modo in cui colpisce lo sguardo.

Molti gruppi amano fondere l'impatto sonoro dei propri live con immagini proiettate dietro mentre suonano... Personalmente la trovo un'idea meravigliosa, visto che c'è un'immersione totale... Cosa ne pensi?
Sono scelte, a volte funzionano e a volte no. Personalmente credo molto nel suono, è la cosa principale che mi interessa. La scelta delle immagini mi piace ed è sicuramente un argomento interessante, però non è l’unico argomento. Mi interessa principalmente la pura espressione nuda delle cose anche in questi ambiti e le immagini non devono essere un mezzo per addolcire il tutto ma devono trovare una propria sostanza e dignità all'interno dell’espressione. Ci sono diversi modi di poter intendere e gestire lo spazio, la contestualizzazione, la presenza o l’assenza all’interno di questo. Certo le immagini possono essere uno dei modi di poter aggredire la percezione e poter esporre una visione, tuttavia penso che ce ne siano tanti altri e che le immagini siano efficaci al pari di questi. Poi certo è da valutare di volta in volta e dal messaggio che si cerca di veicolare il quel momento.

Cosa bolle in pentola sul fronte nuove uscite?
A settembre 2016 ci sono state tre uscite nuove, ovvero la seconda cassetta per Sincope dei Bruital Orgasme, una nuova cassetta di Ottaven che fa parte di un progetto suo personale allargato a differenti uscite e sparso per differenti etichette e formati, e infine il nuovo ep delle Alga Kombu, quartetto postcore femminile che trovo molto intenso. In realtà attualmente ci sono poche cose che bollono in pentola, visto che per un po’ di mesi dovrò occuparmi di altre questioni extramusicali e avendo poco tempo a disposizione preferisco rallentare per un pò invece di fare le cose alla meno peggio. Ci saranno comunque un paio di uscite nel 2017 e almeno una di un nuovo gruppo uscirà tra un paio di mesi al massimo. Nel frattempo rifletterò un po’ su quello che fino ad ora ho espresso e su quello che succederà per quando potrò rimettermi per bene a fare le cose. Sicuramente un ciclo si è chiuso, delle collaborazioni sono finite e per delle coincidenze casuali succederanno cose nuove o almeno lo spero.

Hai qualche gruppo di consigliare ai miei lettori? Qualcosa che ti ha lasciato un qualcosa dentro dopo averlo ascoltato...
Che dire ne avrei una miriade di cose da consigliare, dalle cose che mi porto dietro da sempre e con cui sono cresciuto come possono essere Fugazi, Sonic Youth, Sebadoh, Kina, Negazione, Wretched, a tantissime altre nuove, ma non vorrei essere ovvio, vedendo ForTheKids credo che i tuoi lettori conoscano già molto bene il discorso. Più che altro il mio banale consiglio è sempre quello di cercare determinati aspetti cari all’espressione personale, a certe visioni impegnate e contemporanee ovunque esse succedano e al di là del suono. C’è molto da scovare in generale e bisogna concentrarsi sui significati e trovare argomenti che possano dare un certo spessore alla nostra esistenza giornaliera.

Finito. Grazie mille del tuo tempo e se vuoi, aggiungi ciò che vuoi.
Ringrazio molto te per la possibilità che mi hai dato di poter parlare di alcuni cose che mi stanno a cuore e per poter raccontare un po’ quello che faccio. Grazie per il supporto! Love is love! ;)

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venerdì 13 gennaio 2017

YesNoMaybe | Infamous | Digital | Autoprodotto.

Non me ne vogliano i pescaresi/termolesi YesNoMaybe, ma il loro hardcore non è piaciuto molto. Come amo sempre scrivere, anche questi ragazzi sono molto motivati e credono fermamente in ciò che suonano. Purtroppo però, almeno secondo me, i risultati non sono esaltanti. Hardcore dal tiro moderno, con una bella dose di melodia, ma un po' scarso sul fronte dell'impatto. Le chitarre per esempio sono state registrate un po' basse e peccano di potenza. La voce è un monotona, anche se c'è della grinta. In conclusione solo ed esclusivamente per amanti del genere.

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lunedì 9 gennaio 2017

Grumo.


I Grumo sono uno dei miei gruppi preferiti in ambito death/grind. Il loro ultimo lavoro "Fallimento" è una delle uscite che mi ho apprezzato di più, e dal vivo sono ancora meglio. Detto ciò, conosco Riki (growling) da un po' (visto che spesso ci si vede in quel di Bologna, dove abita) e ho deciso di fargli qualche domanda sullo stato delle cose. Il tutto condito dalla sua finissima ironia, che mi diverte sempre molto. Buona lettura.

Sei soddisfatto dell'uscita del vostro ultimo cd "Fallimento"? In cosa, secondo te, si discosta dalle precedenti uscite della band?
Anzitutto grazie Paso dello spazio che ci hai concesso, nonostante le nostre dilatatissime tempistiche di risposta, degne delle migliori Poste italiane. “Fallimento” è il nostro secondo full e per essere nato a cavallo di un importante cambio di line-up, è tutto sommato un disco di cui sono soddisfatto. Per molti versi è ancora acerbo in certi passaggi, come la registrazione. E non sono tutt’ora pienamente convinto di alcuni aspetti come alcune differenze stilistiche che hanno alcuni brani tra di loro, ma forse sono io che tendo ad essere iper-critico in merito. Sicuramente siamo cresciuti molto dal precedente “Voglio Vederti Sprofondare”, questo grazie all’ingresso prima di Simone (alla chitarra) e successivamente di Marco (al basso, che prima “suonavo” io), che hanno apportato un notevole salto di qualità alla composizione dei brani. Se nel precedente disco la vena death metal era mezza nascosta, in questo ultimo full credo sia inevitabilmente uscita allo scoperto, rivelandoci per quello che purtroppo siamo: un gruppo metal. Hahaha! Scherzo.

Il vostro nuovo lavoro è uscito per l'etichetta Earthquake Terror Noise, che se non sbaglio fa parte di Punishment18 Records. Come siete giunti ad essa? Come vi siete trovati? Che tipo di differenze ci sono tra l'avere un'etichetta di questo tipo e il muoversi invece nel circuito do it yourself con label più piccole?
Sono sempre stato dell’idea che niente capita per caso, e infatti anche con la nostra attuale etichetta è successo perché doveva andare così. Piccolo preambolo: ci hanno gentilmente chiamato a suonare al Circolo Colony insieme ai God Dethroned a metà maggio del 2015, e noi non abbiamo mai avuto problemi a suonare nei locali, l’importante è che ci sia rispetto da entrambe le parti e che non ci siano dei rompicoglioni. Abbiamo allora accettato più che volentieri di partecipare, consapevoli che forse non ci sarebbero state duemila persone sotto il palco per la seconda band, ma non è un problema: suoniamo per passione e non lo abbiamo mai fatto per diventare ricchi o avere la gloria eterna. E purtroppo la serata non è stata delle più esaltanti, poca affluenza di pubblico, specialmente per le band in apertura. In tutto questo, abbiamo trovato un amico prima di tutto che l’etichetta. Tra i pochi che hanno partecipato alla serata c’era appunto Arthur con la sua etichetta, la Earthquake Terror Noise. Da subito ha apprezzato il nostro sound a cavallo tra grindcore e death metal metà anni 90 e compreso che eravamo molto più vicini al punk come modo di fare e pensare. Dopo qualche tempo abbiamo trovato un accordo sull’uscita del nuovo full e abbiamo firmato per la sua etichetta. Siamo molto contenti di come sono andate le cose, se non fosse stato per questa spiacevole serata al Colony a quest’ora forse noi non avremmo mai conosciuto una persona corretta e simpatica come Arthur. Niente capita per caso! E fortunatamente non abbiamo trovato particolari differenze con le etichette diy con le quali abbiamo collaborato in passato. Ci piace avere dei rapporti umani orizzontali e paritari con chi vuole credere nella nostra band. Non so cosa ci riserva il futuro, ma per il momento siamo molto soddisfatti di come stanno andando le cose.

La cover di "Fallimento" mi è piaciuta molto. L'assenza totale dell'uso del colore in favore di un bianco e nero è un modo per esprimere il fatto che il vostro suono è crudo e diretto e senza alcun tipo di concessione? Che concetto esprime il disegno?
La cover di "Fallimento" è stata una felice collaborazione tra Davide Mancini, in arte Dartworks, e il sottoscritto. Lui si è ovviamente occupato del disegno, mentre io ho sistemato la grafica per il disco inserendo il nostro logo e colorando lo sfondo di un bel rosso cupo, lasciando gli zombie in bianco e nero. È una metafora di noi Grumo che nonostante tutto (siamo morti) aggrediamo un uomo/cyborg in giacca e cravatta con la valigetta piena di soldi, simbolo di un mondo che non ci piace e che vogliamo contrastare. Andate sulla sua pagina e seguite i suoi lavori che sono una bomba, altroché noi Grumo > Dartworks | Facebook

Il titolo "Fallimento" a cosa può essere riferito? Credete che la società odierna sia fallita completamente e di conseguenza l'umanità tiri soltanto a campare aspettando il momento in cui verrà spazzata via?
Il “Fallimento” è l’insuccesso totale, la rovina, il disastro. Deriva da “Fallire”, dal latino “Fallĕre” che significa «ingannare» (e nel medio passivo «ingannarsi, sbagliare»). Questo vuol dire che all’interno della parola stessa c’è un doppio significato: il vero Fallimento è nascondere la verità delle cose non solo al mondo, ma anche verso se stessi. Significa prendersi per il culo, raccontarsi tante belle bugie per continuare a vivere serenamente in un sistema profondamente sbagliato, che non vogliamo vedere per quello che in realtà è. Abbiamo dimenticato chi siamo, la nostra vera natura e ci siamo costruiti una serie di gabbie mentali che ci facciano sentire migliori degli altri, che ci diano conforto, che non ci mostrino il vero senso delle cose. A noi questa società cannibale fa schifo. È un meccanismo inadeguato al reale che non può reggere in eterno e siamo sicuri che prima o poi cadrà su se stesso miseramente, collassato dalla sua stessa necessità di divorare e crescere.

Leggendo i vostri testi, c'è sempre un sottofondo di oscurità, ma non di rassegnazione. Prendo per esempio "Cani Sciolti", in cui il testo ad un certo punto recita "Pagherete Caro! Pagherete Tutto!". C'è un sentimento di rivalsa in questo testo, a parer mio... A cosa ti riferisci?
Nonostante riteniamo completamente fottuto il nostro sistema, non voglio lasciarmi andare alla completa rassegnazione. Questa perdita di speranza nei confronti della società moderna non deve essere interpretata come una adolescenziale negatività gratuita e fine a stessa, anzi in realtà mi considero una persona tendenzialmente positiva. Una sorta di nichilismo positivo: se nulla significa nulla non c'è niente di cui vale la pena preoccuparsi. Oppure come diceva uno spettacolare gruppo punk negli anni 80, “Nessuna speranza, Nessuna Paura!” Più che un sentimento di rivalsa direi quindi che nonostante sia tutto distrutto, noi continueremo a suonare e ridere, alla faccia vostra, stronzi.


Nell'intro del pezzo "Fallimento" un sampler dice: "Volete sembrare tutti uguali, invece siete tutti morti". Cosa vuol dire questa frase e da dove è stata tratta? Con il termine "morti" intendete una morta culturale che porta all'appiattimento dell'essere umano inglobato in un gregge che si muove lento ed inesorabile verso la sua inevitabile estinzione?
Questa frase l’abbiamo presa da un cortometraggio del ’95 che si chiama “Raptus”, ideato da uno dei più geniali (a mio avviso) attori italiani, Antonio Rezza. Credo che lui sappia cogliere in maniera grottesca il vero orrore di vivere, il disagio dei rapporti umani, la meschinità del nostro tempo. In questo corto in bianco e nero di nemmeno tre minuti ci sono due personaggi, un uomo trasandato che fuma nervosamente e una donna, di bell’aspetto. La donna con tono di rimprovero fa a l’uomo “Questi capelli, questa protesta che rinsecchisce nel tuo stile trasandato”. E conclude sentenziando “Volete sembrare tutti diversi, e invece siete tutti uguali”. Alchè l’uomo colto appunto da un “raptus” aggredisce la donna dicendole “Questi lividi, così campagnoli… Queste echimosi che sviliscono la civiltà dell’apparire”. Il corto si conclude con lui che la uccide lanciandole una falce dicendo “Volete sembrare tutti uguali e invece siete tutti morti”. Credo che sia una bellissima rappresentazione del nostro modo di vedere le cose.

Il pezzo "Solo Morte E Miseria" mi pare invece sia una critica verso la società odierna, che in favore di un pò di sicurezza, cannibalizza senza pietà le persone, riducendole solo a macchine produttive con l'illusione di una vita realizzata. Sei d'accordo con la mia interpretazione?
Assolutamente d’accordo. I testi sono fondamentali a mio avviso, e fa molto piacere vedere che c’è chi oltre che ascoltare spende due minuti per leggere cosa vuole comunicare una band come la nostra. “Solo Morte E Miseria” è stata tra le prime canzoni che abbiamo composto insieme a Simone, è un grido di rabbia verso chi si è passato il potere nei secoli e non ha fatto altro che dispensare dolore per potersi arricchire sul sangue del prossimo. Ma anche verso chi pensa di vivere una vita normale, respirando benessere di plastica, facendosi perdonare tutto andando la domenica in chiesa.

"Nothing To Declare" è un attacco a quei gruppi grind core che parlano solo di "vomito e cose senza senso". Mi viene da pensare che tu ti riferisca al filone gore/porn/grind... Sei d'accordo? Quali sono invece, a tuo avviso, i gruppi che hanno realmente qualcosa dire nella scena grind?
In realtà "Nothing To Declare" è stata piuttosto una auto-critica, ripensando a tutti gli anni che abbiamo ingenuamente speso a scrivere cazzate, credendo di essere simpatici o addirittura anticonformisti. I Grumo si sono formati nel lontano 2004, Nico (il nostro batterista) ed io eravamo molto piccoli e decisamente sfigati, con una rabbia generica rivolta un po' così a 360°, senza un’idea precisa di cosa suonare e cosa dire. In quel tempo eravamo fissati con gruppi molto forti e dal messaggio decisamente esplicito che ci hanno colpito molto, come i Cannibal Corpse, gli Slayer, Anal Cunt, Cripple Bastards… Non eravamo molto interessati al punk e di cosa parlava, e non avevamo nemmeno la capacità di capire effettivamente certi ragionamenti. Nella nostra piccola testa di metallari di provincia c’era solo la voglia di dissacrare tutto, compresa la seriosa attitudine tipica del metal (di quello che conoscevamo poi noi, il che è tutto un dire). Ergo non abbiamo scritto dei testi veri e propri per un sacco di anni. Tutt’ora canzoni come “Modena City Grinders” non hanno un testo, sono solo grugniti senza senso, e va bene così. Da qualche anno a questa parte abbiamo decisamente cambiato registro in materia e ci siamo concentrati, io specialmente, a scrivere dei testi. Che ho scoperto tra l’altro essere una piacevole valvola di sfogo. Non voglio esprimere un giudizio sommario su tutto il filone pornogrind perché ritengo sarebbe ingiusto nei confronti di molte band, assolutamente valide, che non hanno niente a che vedere con atteggiamenti discriminatori e sessisti. Ci sono purtroppo moltissime band che scrivono interi album carichi di misoginia, e su queste ovviamente ci piscio sopra, non hanno il minimo rispetto da parte nostra, ma questo non penso si possa ricondurre ad un intero sottogenere. Personalmente apprezzo moltissimo anche band goregrind come i Last Days Of Humanity che scelgono di proposito la più totale incomunicabilità, ma loro questo aspetto lo hanno portato avanti con coerenza, se lo rivendicano ampiamente. Sono senza nessun compromesso e io apprezzo moltissimo questo loro aspetto. C’è quindi una bella differenza tra gruppi demenziali che vorrebbero essere estremi, e gruppi che sono l’impersonificazione della distruzione assoluta. Gruppi che hanno realmente qualcosa da dire ce ne sono eccome, anche se forse quelli che più mi hanno colpito non suonano propriamente grind. Delle nostre parti ci sono i Cancer Spreading, oppure gli Hobos dal Veneto, Bologna Violenta, Hate & Merda, Hyle… mi piacciono molto anche i Marnero, Nico aveva talmente tanto da scrivere che ha fatto pure uscire un libro! Massimo supporto.

Su cd avete registrato una cover dei Napalm Death "Suffer The Children", che poi suonate pure dal vivo. Come mai questa scelta? Cosa ne pensi dei Napalm Death odierni, che molto spesso sembrano un vero e proprio gruppo hardcore?
I Napalm Death nonostante i mille cambi di line-up e stile continuano ad essere uno dei miei gruppi preferiti. Sono partiti come gruppo hardcore per poi diventare una pietra fondamentale della musica estrema. Abbiamo scelto questa cover perché riteniamo il loro periodo 1990-94 quello maggiormente rappresentativo per noi, anche se devo ammettere che “Scum” e “From Enslavement To Obliteration” restano i loro due da me preferiti. Purtroppo l’ultima volta che li ho visti erano insieme ai Voivod, Obituary e Carcass all’Estragon di Bologna, e non c’era metà della loro formazione classica perché Greenway era dovuto volare in Inghilterra proprio il giorno prima per cazzi suoi e non ricordo per quale motivo non c’era manco Mitch Harris. Dico purtroppo perché boh in confronto i Voivod e gli Obituary hanno spaccato tutto, loro mhhh. Però devo ammettere che me li guarderei volentieri anche una milionesima volta. I Carcass lasciamoli dove stanno, poracci.

Ho notato che dal vivo triggerate il suono di batteria. Come mai questa scelta? Non credi che il tutto possa risultare un pò "falsato" rispetto alla "pacca" più old school di una batteria "naturale"?
Una batteria microfonata avrà sempre un suono più vero e gustoso di un trigger. Detto questo, suoniamo spesso in situazioni dove il tempo è pochissimo, magari l'acustica del luogo non è il massimo o la batteria è imbarazzante. Se potessimo permetterci una microfonazione seria, e sempre, allora si potrebbe fare. Ma per il momento così non è e dobbiamo ragionare in modo logistico. Dobbiamo suonare comodi e vogliamo che la gente sotto al palco si massacri, vogliamo potenza e suoni volgari. Durante le prove ci piace sperimentare suoni diversi, e in molti live ci capita di non usare il trigger, dipende dalla situazione.

Come ti prepari a livello fisico prima di salire sul palco? Che tipo di eservizi fai per "scaldare" la voce ad esempio?
Assolutamente nessun tipo di esercizio, anzi dovrei smetterla di affidarmi così al mio fisico e decidermi una volta per tutte a prendere delle lezioni di canto. Non sto scherzando, lo dico perché sono sicuro che non potrò andare avanti di gola all’infinito. Forse non fumando, questo aiuta ad avere più fiato sul palco.


I Grumo hanno suonato in situazioni "autogestite" ma anche in situazioni mainstream. Che tipo di differenze hai riscontrato? Ti è mai capitato di doverti esibire di fronte ad un pubblico in cui spiccavano personaggi dal dubbio gusto politico? Te lo chiedo perchè nel booklet prendete una posizione netta contro fascisti, sessisti e omofobi...
Abbiamo avuto la fortuna di suonare in vari tipi di situazioni molto diverse tra di loro, ma fortunatamente ci siamo sempre trovati più o meno bene. Le differenze le abbiamo trovate eccome, ma non erano sempre dovute alla tipologia di luogo dove abbiamo suonato. A volte siamo andati a suonare nell’apparentemente peggior squat dimenticato da dio e abbiamo trovato invece il massimo della professionalità, e altre volte siamo andati nel locale patinato e ci hanno trattato come i peggio stronzi, nella completa disorganizzazione. Quando siamo andati ad esempio a Caserta, al CBC Fest, ero un po' spaventato all’idea di dodici band dentro un CS con l’orario di chiusura ben definito alla mezzanotte. E invece la prima band ha cominciato come da scaletta (anzi ben 10 minuti prima) e l’ultima band ha puntualmente concluso il suo concerto alla mezzanotte spaccata. Tutti molto professionali, gentilissimi, ci siamo sentiti a casa. Fortunatamente non ci è mai capitato di doverci esibire di fronte ad un pubblico in cui spiccavano personaggi dal dubbio gusto politico. Come ti dicevo abbiamo al momento avuto sempre la fortuna di suonare in ambienti variegati ma pur sempre conosciuti, insieme ad amici e conoscenti. La posizione l’abbiamo sempre voluta chiarire abbastanza bene, credo che per molte band faccia un po' comodo non esporsi troppo su certe tematiche, specialmente nell’ambiente del metal estremo.

Qualche tempo fa avete fatto un mini tour all'estero. Come giudichi quest'esperienza? E' complicato organizzare un tour per un gruppo come il vostro? Hai qualche aneddoto da raccontarci?
È stata una delle esperienze più belle della mia vita. Siamo stati in giro per dieci giorni tra Svizzera, Belgio, Olanda, Germania, Repubblica Ceca (lì abbiamo suonato in due città diverse, Praga e Brno, forse le date più belle e partecipate del tour nonostante fosse un infrasettimanale) Ungheria, Slovacchia, Austria e infine di nuovo Italia. È stato il nostro primo tour europeo, organizzato interamente da noi, senza pagare nessuna booking agency e senza spendere un euro delle nostre tasche. Scrivendo duemila mail ad amici e conoscenti siamo riusciti a organizzarci, sempre un po' a nostro modo, suonando anche con gruppi molto validi e stringendo amicizie ovunque siamo stati. Pensavo sarebbe stata dura sopportare quegli altri tre stronzi ma in realtà è andata molto meglio del previsto, ci ha unito molto come esperienza. Non è stato complicatissimo, diciamo che ci abbiamo messo del tempo. Con costanza e anche un po' di fortuna ce l’abbiamo fatta. Uno degli aneddoti più belli è stato quando abbiamo detto ai ristoratori dove siamo andati ad abbuffarci (non ricordo il nome della città Slovacca perché era tipo impronunciabile) che eravamo una band, allora loro tutti contenti ci hanno chiesto una foto insieme e comprato persino un disco. Le persone specialmente nell’est Europa sono molto ospitali e ci hanno accolto manco fossimo stati chissà chi. Ci hanno sempre supportato comprando magliette e disco (molto più che da noi, questo va detto) ed è stata tutte le sere una festa. Un’esperienza che contiamo di ripetere quest’anno, magari tra maggio e giugno, per promuovere l’uscita del nuovo solito 7” con gli amici ferraresi Death On/Off. Grazie mille dell’intervista Paso, see you freaks!

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venerdì 6 gennaio 2017

Maze Of Sothoth | Soul Demise | Everlasting Spew | Lp/Cd/Digital.

Sembra proprio di essere nei primissimi anni '90, in compagnia di Suffocation, Cannibal Corpse, Rottrevore, Morbid Angel, ecc. ecc. Sì perchè, gli italiani Maze Of Sothoth suonano un death metal ispirato a quell'epoca, violentissimo, ricco di stacchi e soprattutto brutale (senza cadere, però, nel calderone del brutal). Questo full lenght di debutto ci consegna un gruppo tecnicamente formidabile, in grado di imbastire un album semplicemente ineccepibile. Il 2017, per ciò che mi riguarda, inizia sotto i migliori auspici in campo death metal.

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Unknown Destination | The Kids Strike Back | In Your Ears Net Label | Digital.

Hardcore moderno, con breakdown, tirate veloci e una voce al vetriolo. Ecco quello che suonano gli Unknown Destiny. Un suono che affonda le proprie radici in gruppi come Wisdom In Chains, Madball (ultimissimo periodo), Death Before Dishonor, et similia. Sono convincenti, si sente che credono fermamente in ciò che propongono. Personalmente non seguo questo tipo di hc, ma fossi in voi gli darei un'ascolto...

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No More Lies | Fuori Dal Coro | Autoprodotto | Cd.

I romani No More Lies tornano in pista con questo nuovo lavoro, chiamato senza tanti giri di parole "Fuori Dal Coro". Lo fanno con una formazione nuova di zecca e con tanta di quella rabbia ed orgoglio stradaiolo che la metà basterebbe. Old school hardcore imbevuto di attitudine skinhead e oi!, sboccato, selvaggio e senza freno alcuno. La voce del Marinaio è catramosa e pungente, con testi che non guardano in faccia a nessuno (ascoltatevi molto bene quello del pezzo "Non Dire Mai..."), mentre musicalmente il tutto suona coinvolgente e preciso, punteggiando il tutto con dei cori fatti apposta per essere urlati dal vivo. Ciliegina sulla torta, la cover del pezzo dei Klasse Kriminale "Odiati E Fieri", che in un colpo solo riassume l'identità della band e rimpolpa il loro legame con un certo tipo di suono. Spero di vederli dal vivo al più presto, oi!

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domenica 1 gennaio 2017

Insomnia Isterica/L'è Tütt Folklor Records.



Il grind core è da sempre uno dei miei generi preferiti nel variopinto mondo del suono estremo. Oltre all'aspetto puramente musicale, mi ha sempre colpito l'attitudine che circonda questa scena. A mio modesto parere gli Svizzeri Insomnia Isterica e la loro etichetta L'è Tütt Folklor Records, incarnano tutto ciò, in una chiave ovviamente Do It Yourself. Ecco allora, dopo essermeli gustati mesi fa sulle assi del Freakout di Bologna, aver acquistato e ascoltato un pò di split che li vedono protagonisti, ho colto l'occasione e ho intervistato Attila, batterista della band. Con lui ho chiacchierato del gruppo, dell'etichetta, di come si muovono e anche di politica. Il tutto condito dal suo senso dell'umorismo, che ho molto apprezzato. Ciò che ha scritto, è condiviso anche dagli altri due membri della band/etichetta.

Gli Insomnia Isterica sono un gruppo grind core ormai attivo da diversi anni. Come mai avete deciso di suonare proprio grind e cosa volete comunicare attraverso i vostri pezzi e testi?
Ciao Marco! Innanzitutto, grazie mille per il tuo interessamento e per il tuo supporto. Abbiamo appena compiuto 10 anni di schifo, rumore e bevute e abbiamo intenzione di andare avanti fin quando finiremo sotto terra eheh. Suonerà un po’ cliché, ma è il grindcore ad aver scelto noi. Giulio ed io avevamo già suonato assieme in un gruppo punk e singolarmente in gruppi hardcore, crust e death metal, ma entrambi desideravamo suonare un genere più “onesto” e affine a come ci sentivamo in quel periodo, ovvero incazzati, disillusi e stufi di quello che ci circondava anche a livello (a)musicale. Sinceramente non ricerchiamo per forza un livello di comunicazione con l’esterno; noi esterniamo e “buttiamo fuori” quello che abbiamo dentro. Se poi c’è qualcuno che vuole recepire e condividere quello che facciamo e gridiamo è bellissimo, ma non strettamente necessario. Musicalmente credo che abbiamo avuto fasi diverse nel corso degli anni pur mantenendo il nostro modo di fare omaggiando sicuramente altre entità, ma mai rubando e pescando a piene mani dal lavoro degli altri. Con i testi c’è sicuramente una continuità nel voler ricercare tutti quegli aspetti che fanno di noi umani troppo spesso degli stronzi capaci solo di distruggere e rovinare. Non c’è nessun messaggio politico, positivista o propositivo, bensì solo frustrazione e bisogno, come già detto, di esternare. Mirko ci ha raggiunti nel 2008 e ha portato qualità, capacità strumentali che a noi altri due mancavano (e continuano a mancare) ed ulteriore alcolismo oltranzista. Gli altri membri che ci hanno accompagnato (Fafo e Jasmin) hanno lasciato un segno importante a livello di amicizia ma se ne sono giustamente andati perché non avevano altro da dare al casino, al disagio e a Bacco.

La vostra discografia è veramente corposa. Tape, cd e vinili si sprecano. State cercando di seguire le orme dei leggendari Agathocles, che ormai hanno una discografia addirittura imbarazzante?
Sì, abbiamo fatto qualche disco, ma non abbiamo mai affrontato le lunghe distanze a parte sulla prima uscita “EP – Extended Penis”. Ci piace tenerci occupati, ma è un processo molto naturale e normale: scriviamo dei pezzi, li arrangiamo, li registriamo e li facciamo uscire su un supporto fisico. Gli Agathocles sono un gruppo molto importante per noi che ci ha insegnato in giovane età a superare le cagate da fanboy e a rompere lo stupido muro fra “musicisti” e pubblico. Non ambiamo sicuramente a diventare delle macchine da dischi come loro, così come sinceramente non siamo grandi amanti di situazione à la 7s7 et similia... Anche se si tratta di musica casinista, ci vuole pur sempre un certo controllo della qualità (confacente anche alle possibilità del singolo gruppo ovviamente) e far uscire delle registrazioni in sala prove o live fatte da sbronzi su vinile è una presa in giro e pure uno spreco eheheh!

Ho sempre considerato il grind come uno degli ultimi baluardi del do it yourself. Adoro come i gruppi del giro facciano uscire assieme a label spesso minuscole una tale quantità di materiale a cui spesso è molto arduo rimanere dietro. Secondo te, a cosa è dovuto ciò? C'è una maggiore collaborazione all'interno di questa scena rispetto ad altre?
Concordo in pieno! Il grindcore e il DIY sono come il pane e il vino o la grappa nel caffè: sono indissolubili e vanno mantenuti tali. Vedere certe cose negli ambiti punk (???) fa passare la voglia di lavarsi in segno di protesta eheh! Nonostante i soliti temi legati a violenza, misantropia, disagio, protesta, ecc. rimane il fatto che il grindcore, così come dovrebbe essere il punk tutto, è UNIONE e COLLABORAZIONE. Una delle parti più belle di (co)produrre un disco è proprio quella di entrare in contatto con nuove persone e ritrovare vecchi amici che si danno una mano, che portano avanti un progetto comune. Abbiamo conosciuto tanti militanti DIY che nel corso del tempo sono diventati amici e questo è un punto imbattibile e insostituibile. Sul fatto che esista una maggiore collaborazione all’interno del giro grindcore sono d’accordo, ma anche qui ci sono casi che definirei tristi, anomali o strani... Immagino che quasi tutti abbiano raccolto qualche brutta esperienza. D’altronde stiamo pur sempre parlando di esseri umani, quindi il marcio c’è per forza anche in questo ambiente.

Quello che mi ha sempre colpito è la presenza massiccia di split fra band. Spesso proprio attraverso essi sono venuto a conoscenza di gruppi che mi sono piaciuti da subito e che altrimenti avrei fatto più fatica a conoscere. Credi che gli split possano effettivamente raggiungere più persone, facendo conoscere maggiormente i gruppi coinvolti?
Assolutamente sì! Innanzitutto, il formato del 7” è il più adatto al genere secondo me. In secondo luogo, il fare uno split è sì un modo di incrementare la visibilità e l’acceso ad un nuovo gruppo di “pubblico”, ma è anche il coronamento della collaborazione fra due entità, due gruppi di persone, due collettivi di idee e modi di fare. In alcuni casi si tratta anche di fare un disco con degli amici. Per noi è quasi sempre stato questo il motivo principale; gli split 7” con Terror Firmer, Grossel, Exenteration, ecc. sono stati un bel modo di sancire un’amicizia prima ancora di produrre della musica tanto per fare. Gli split 7” con Agathocles ed Embalming Theatre ci hanno probabilmente aiutato più di altri, ma non abbiamo mai fatto un gioco da “furbi” e sinceramente non credo che abbiano comunque fatto la differenza. Con gli Agathocles si è trattato più di una questione di entusiasmo e il fatto che abbiamo bevuto qualche birra di troppo assieme, con gli Embalming Theatre c’era anche il mio desiderio di fare qualcosa con un gruppo della nostra regione e “dimostrare” che il grindcore è ancora vivo anche nelle nostre alpi.

Lo split poi è molto conveniente anche per una questione di costi. Sei d'accordo? Nella quasi totalità vengono coprodotti da diverse realtà contemporaneamente. Credi che questo sia un bene? Non si rischia magari di non riuscire a scambiare i vostri dischi perché qualche altra etichetta che ha partecipato lo ha già fatto?
Le coproduzioni sono spesso l’unica soluzione fattibile per realizzare dei progetti su supporto fisico senza rischiare di rimetterci un rene. Sosteniamo il metodo da sempre e continueremo a farlo anche perché non potremmo permetterci di fare diversamente. Chiaramente produrre dischi di gruppi più underground dell’underground non è semplice, spesso la qualità è discutibile (lo penso anche di alcuni dischi nostri eheh!) e di gente che sostiene attivamente gruppi ed etichette acquistando dischi ce n’è sempre meno. Probabilmente andrà a finire che si coprodurranno solo magliette, cappellini e cagate varie ahahah… Consumismo e fashion anticapitalista ahahah! La distribuzione è solitamente facilitata, ma è anche vero che può complicarsi come hai suggerito tu. Personalmente adesso cerco di evitare di ritrovarmi a fare un disco con quindici etichette come abbiamo fatto in principio per pura e semplice necessità. Bisognerebbe anche evitare di avere ad esempio mille etichette dello stesso paese, perché è chiaro che poi diventa quasi impossibile riuscire a smazzare le proprie copie senza entrare in conflitto con altre distro. Nel corso del tempo si creano dei rapporti “preferenziali” anche quando si tratta di scambiare. L’esperienza e la cura dei rapporti interpersonali aiutano quasi sempre anche in questo ambito. Ricordiamo anche che scambiare è bello e vitale per la salute di grindcore e DIY, ma in definitiva i dischi bisogna anche venderli perché per stamparne altri ci vogliono comunque i soliti maledetti soldi.


In base a cosa decidete di fare uno split con un altro gruppo? Cercate di centellinare le vostre uscite? Non credete che troppi split possano andare a scapito della qualità? Si è venuto a creare anche un rapporto di amicizia con le band con cui avete condiviso il vinile? Qualche pentimento?
Le discriminanti base sono: amicizia o rispetto reciproco che poi diventa amicizia nel tempo, interesse per la musica e i testi altrui, condivisione di intenti e metodiche, sarcasmo e senso dell’umorismo, alcool. Più che centellinare, cerchiamo di evitare di caricarci di cose che non siamo in grado di concretizzare. Purtroppo è già capitato di dover annullare degli split perché gli altri gruppi sono semplicemente scomparsi o preferivano sbattere su disco qualche registrazione fatta alla cazzo e lasciare a noi il compito di trovare etichette, ecc. Come già detto, i rapporti umani sono alla base della buona riuscita di uno split. Posso dire che l’esperienza avuta con i ragazzacci di Terror Firmer, Grossel, Exenteration, Compost, ecc. sono state oltre il positivo e penso quindi di poter tranquillamente affermare che siamo diventati buoni amici anche se le distanze che ci dividono geograficamente sono spesso grandi. Lo split con i Gokurtrussell è stato un auto-split e un’auto-amicizia, visto che eravamo tutti parte anche di quel gruppo con Fabio alla batteria, Giulio e Mirko ai soliti strumenti e il sottoscritto alla voce. Ci sono poi stati dei casi in cui non abbiamo avuto nessun controllo sugli abbinamenti come nel caso del 4 way split 7” con Coffin Birth, Skruta e Total Fucking Destruction. In queste situazioni cerco di prendere contatto di mia iniziativa per perlomeno salutarsi nel cyberspazio. Il 6 way split CD con Sposa In Alto Mare, ecc. è stato proposto e gestito da Sica e io mi sono occupato con lui solo della produzione fisica. Ricordo anche lo split con Psychotic Sufferance uscito negli Stati Uniti, un 4 way split CD e cassetta uscito in Indonesia e di cui ho ricevuto una copia 1-2 anni dopo e, più recentemente, un 4 way CD uscito in Russia con 6 anni di ritardo. Nessun pentimento auto-causato. Come detto, ci sono delle uscite di cui non eravamo neanche a conoscenza e che in certi casi non abbiamo nemmeno (ancora...) ricevuto. In questi casi l’aspetto umano va a perdersi completamente e resta solo il rumore. Non conto le compilation perché ho perso il conto e non sono sempre sicuro di cosa è effettivamente uscito.

Molte persone considerano il grind core solo rumore e basta, ignorando tutto l'universo che ci sta dietro. Io l'ho sempre visto come una delle forme musicali più estreme in circolazione, dove magari anche chi non è un genio con lo strumento, può creare qualcosa di importante e usarlo come mezzo per conoscere meglio il mondo che ci circonda. Sei d'accordo?
Anche in questo caso sono d’accordo. Ho passato molto tempo ad interrogarmi sul valore e il significato di musica e rumore. Sono un’estremista di carattere, quindi ho abbracciato più che volentieri i classici slogan “chaos non musica”, “fuck music”, “noise not music”, ecc. ecc. Facendo poi esperienza con il noise, il drone e la musica sperimentale con i miei altri progetti, sono giunto alla conclusione che il “rumore è musica” e che la “musica è rumore”. Questa è sicuramente l’interpretazione più “intellettuale” maturata anche tramite letture e, quando possibile, ascolti futuristi (Russolo), d’avanguardia (musica concreta anni ‘50-’60, vedi Schaeffer, Stockhausen, Varèse, ecc.), di musica industriale e post industriale, di manifesti e pubblicazioni scientifiche/accademiche. Da un punto di vista pratico mi sta più che bene descrivere il grindcore come rumore. Il grindcore ha superato i limiti di velocità, aggressione ed espressività mantenendo integrità ed onestà. Almeno questo è quello che dovrebbe continuare ad essere… Le cagate porno e gore da carnevale non hanno niente a che fare con il nostro genere e la nostra comunità. Ci sono certamente esempi positivi ed esplorativi che apprezzo, ma sono realtà già entrate nella storia. Aggiungo che anche noi non siamo certamente dei geni a suonare e ci va benissimo così. Siamo contenti di avere ancora voglia di esprimere ed esternare e ci piace pensare che contribuiamo anche noi nel nostro piccolo a dimostrare che tutti possono prendere in mano uno strumento e creare qualcosa, rumore o musica che sia, tanto è uguale eheh!

Gli Insomnia Isterica hanno un rapporto molto stretto con l'alcol, se ho ben capito. Volevo chiederti se questo è un elemento essenziale per creare il vostro suono, è più che altro un mezzo per rilassarsi...
Diciamo che ci piace bere eheh e che ci sono stati periodi in cui abbiamo forse davvero esagerato. Ci siamo sicuramente divertiti e se ci sono stati anche dei piccoli incidenti ahahah! Col tempo ci siamo tutti dati una calmata anche a causa delle responsabilità che si vengono a creare ed evolvere per colpa, sì, per colpa della vita eheh! Beviamo meno frequentemente e non siamo più sulla via sicura dell’alcolismo clinico, ma vediamo nell’alcool ancora una funzione sociale oltre che ricreativa. Considera anche che proveniamo da dei piccoli villaggi di valle e che quindi il nostro rapporto col consumo di alcolici è sicuramente diverso da quello di città e di strada. Il lascito del cristianesimo e dell’ultima cena non sono solo negativi ahahahah! Inoltre, non va dimenticato che siamo anche dei burloni (e forse anche dei coglioni) e che ci piace scherzare. Non bisogna prendersi sempre e troppo sul serio insomma.

Vi ho visti dal vivo al Freakout di Bologna qualche tempo fa e mi è piaciuto molto il modo che avete di approcciarvi sulle assi di un palco... Niente giri di parole ma solo pura e semplice violenza sonora... Sei d'accordo? Cambierete questo modo di fare in futuro oppure vi manterrete sempre su queste coordinate?
Grazie Marco! Vedo che hai letto bene fra le righe. Non ci interessa fare facili proclami o richiamare applausi tramite il solito blabla su politica, violenza sulle donne, animalismo, ecc. Non ci interessa e non ci corrisponde nemmeno a livello personale. I fatti sono incommensurabilmente più importanti delle parole. Ho sempre provato puro schifo a sentire qualcuno sparare minchiate sul palco ad esempio sull’uguaglianza dei sessi e poi comportarsi peggio di una bestia rabbiosa o fare discorsi politico-economici e poi consumare merda a più non posso. L’uomo è falso e merita solo di soccombere. Come diciamo in un nostro pezzo “Nessuna Speranza, Nessuna Redenzione”. Altra citazione rubata: “Punk Is A Rotten Corpse”.

In un futuro prossimo vedrà alla luce un full lenght degli Insomnia Isterica? Se sì, come intendete muovervi per svilupparlo?
Eh, bella domanda. Ne stiamo parlando da anni. Abbiamo sviluppato un’idea guida ma siamo coscienti che necessiteremo di parecchio tempo per mettere assieme un LP che secondo noi merita di essere prodotto. Personalmente preferisco i 7” come durata complessiva e ammetto che spesso gli album grindcore mi annoiano proprio perché “tradiscono” il senso di immediatezza e violenza costante. Ci sono degli ottimi esempi riuscitissimi e mitici, ma a noi mancano forse ancora i numeri giusti a livello compositivo e creativo per poter ambire a creare un album valido al 110%. Come detto, un’idea guida esiste e speriamo di concretizzarla prossimamente. Vogliamo innanzitutto finire di registrare il materiale già pianificato per poi prenderci il tempo per provare a scrivere il lavoro “grosso”.


L'è Tütt Folklor Records è l'etichetta che gestisci. Fai tutto da solo? Come e perché è nata? Il catalogo delle produzioni è molto ben fornito... Con chi ti è piaciuto maggiormente collaborare? Si tratta solo di coproduzioni, oppure hai fatto uscire dischi anche da solo?
L’è Tütt Folklor Records è nata nel 2003 in seguito alla fondazione del primo gruppo (Brigata Resistenza) in cui suonavamo Giulio ed io. L’iniziativa è stata lanciata da Giulio che si è inventato nome e logo per vestire le nostre prime demo in cassetta e cd-r. Nessun motivo trascendentale e nessuna pianificazione chiara od illuminata insomma. In seguito, a partire dal 2006-7 con la creazione degli Insomnia Isterica, abbiamo iniziato a gestire le attività dell’etichetta un po’ più seriamente. All’inizio si trattava ancora semplicemente di dare un vestito alle nostre autoproduzioni, successivamente, abbiamo iniziato a partecipare anche a produzioni altrui. È stato un processo graduale e naturale e non abbiamo mai fatto il passo più lungo della gamba. Attualmente Giulio si occupa di tutto il lato grafico mentre io mi occupo di tutto il resto. In passato Giulio ha spinto parecchio e ha avuto un ruolo più operativo. Mirko si occupa da qualche anno di tutto il processo di registrazione, missaggio e mastering. In poche parole è così: Giulio fa gli scarabocchi, Mirko si occupa del casino sonoro ed io gioco con i soldi, le e-mail e i pacchi (in tutti i sensi ahahah!). Abbiamo (co)prodotto relativamente tante uscite e ne siamo felicissimi. Generalmente partecipiamo o lanciamo delle coproduzioni, soprattutto per le uscite su vinile che sono ormai troppo onerose e pericolose da gestire da soli. Considera anche che in Svizzera non c’è molta gente e che il 90% delle nostre vendite e dei nostri scambi avvengono con l’estero quindi lo prendiamo sempre nel culo anche per via di costi di spedizione esorbitanti e sdoganamento dato che non facciamo parte dell’Unione Europea del menga. Abbiamo (co)prodotto dei dischi che ritengo siano validissimi anche da un punto di vista oggettivo; penso a Convulsif, ANF, Winds Of Disease, Diorrhea, Tuer, Warfuck, ecc. A livello collaborativo non c’è niente che possa battere gli split di cui abbiamo fatto parte. D’altronde il nostro modus operandi è DIY al 100% e quindi “sputiamo” sangue e bile su tutto l’arco della genesi di un nostro disco, dalla composizione alla registrazione, dal missaggio al mastering, dalla ricerca di etichette alla creazione artistico-grafica, dalla distribuzione via mailorder alla vendita diretta per strada e ai concerti, ecc.

Come organizzi l'attività che sta dietro alla label?
Niente di trascendentale o segreto. Ci vogliono tanta passione e dedizione oltre al tempo. Mi capita di passare anche più di 20 ore alla settimana dietro alle attività della nostra etichetta. Considera anche che ci sono dei picchi durante la ricerca di etichette e la finalizzazione di una produzione oltre al lavoro pratico di impacchettamento e smistamento di copie per coproduttori, ordini e scambi. Restiamo comunque una realtà molto piccola e sono contento di come ci gestiamo. Anche a livello finanziario e logistico credo che non abbiamo mai esagerato e abbiamo trovato un buon equilibrio. Ci sono realtà ben più grandi che mi impressionano sia a livello di output quantitativo che qualitativo. Pazzi!

Quanto è importante per gli Insomnia Isterica avere un'etichetta dietro di essi? Credi che vi faciliti il mantenere i contatti e il far girare le vostre uscite?
È assolutamente basilare così come naturale. Il DIY non è solo una necessità, è una scelta. Le due entità esistono per alimentarsi a vicenda e contribuiscono anche nel gestire e creare nuovi sbocchi per distribuzione e contatti e in definitiva creare il nostro network sociale senza pubblicità e senza “mi piace”.

Come mai si chiama così? Mi pare di capire che vi interessa anche il folk, correggimi se sbaglio... Vedremo anche questo tipo di suono fra le uscite future?
Come detto in precedenza, il nome e il logo sono saltati fuori abbastanza al volo tramite Giulio. Considera anche che avevamo 16 anni quindi non ci sono stati né il tempo né le conoscenze intellettuali e maturate per pensare a chissà cosa. L’è tütt folklor è in dialetto e significa molto semplicemente “è tutto folklore”. Ci sono diversi metodi di lettura dietro a questo detto e, un po’ in contrasto con quanto appena affermato sopra, Giulio ha comunque tirato fuori qualcosa di incredibilmente intelligente e vero. Per comprenderne appieno il significato che gli diamo, bisognerebbe condividere la nostra esperienza di valle, di contatto totale con la natura, la montagna, gli animali e la gente di valle. C’è una forte componente antropologica e locale ma c’è anche un lato più ludico e stupido. Quando diciamo “l’è tütt folklor”, è un po’ come dire “e bom, chissenefrega”, “non fermiamoci davanti alle avversità e cerchiamo di tirare avanti”, “non prendiamo tutto troppo sul serio”, ecc. Credo sia corretto dare credito per la frase anche ad un gruppo della nostra regione (Vomitiors) che ha accompagnato le nostre infanzie e il nostro periodo adolescenziale. I loro primi dischi sono delle pure chicche musicali e liriche (Riei (1994), A Gnè Par Tücc (1996), Acque Passate (1997)).

Vivete tutti in Svizzera. Ti piace? Da li come vedi la situazione in Italia? Non molto tempo c'è stato un referendum per capire se i cittadini svizzeri volessero o no i lavoratori stranieri... Come giudichi questa cosa?
A: Siamo tutti provenienti dal Cantone Ticino, unico Cantone svizzero di sola lingua italiana. Io vivo a Zurigo da 9 anni, ma torno praticamente tutti i fine settimana. Mirko ha anche vissuto come me per qualche anno in Svizzera tedesca. Giulio è l’unico che non ha mai lasciato la nostra regione natale. Mi piace? Certamente! A livello morfologico e naturalistico il Ticino, così come il resto della Svizzera, è semplicemente stupendo e sublime. Peccato che ci siano sempre più cemento e gente. Ecco perché spero di tornare a vivere in valle il prima possibile. Vediamo la situazione in Italia come una cosa vicina ma anche lontana perché non ci sentiamo italiani in nessun senso irredentista. Il mio villaggio d’origine in cui ho vissuto fino a quando avevo 20 anni e in cui spero di crepare è sul confine e quindi il mio rapporto con l’Italia e con gli italiani è sempre stato vissuto come una cosa normale e senza limiti effettivi. Considera però che sto parlando di due valli vicine (Centovalli e Valle Vigezzo) e non di realtà urbane ramificate, stratificate, multiculturali e multicomplicate. Personalmente non sono democratico e non credo che il diritto di voto possa effettivamente cambiare le sorti di un popolo o di una nazione. Inoltre, la gente è comunque idiota ed ignorante perché il diritto di voto non lo usa comunque quasi mai ed è quindi una sorta di spreco. Per quanto riguarda il recente referendum tenuto in Italia, ho parlato con degli amici italiani e ho letto nei loro discorsi e nei loro sguardi mille preoccupazioni e tanta rassegnazione accumulata. Non mi esprimo però troppo in dettaglio perché sinceramente la politica è marcia dappertutto e non sono affari miei... L’Italia nello specifico è purtroppo un paese sprecato e violentato da troppo tempo e il referendum sembrava più una ricerca di conferme da parte dell’ennesimo burattino e pagliaccio al potere. La domanda che sorge è anche se il problema stesso non è l’Italia ma gli italiani come popolo. Se la gente se ne fotte e non prende in mano le proprie sorti, non puoi sperare nel cambiamento. Se ti lamenti dello sporco per le strade e che le stagioni non sono più quelle di una volta, ma getti il pacchetto di sigarette vuoto fuori dal finestrino dell’auto sei una persona di merda; se ti stupisci che ci sono persone che vengono violentate in pieno giorno, ma poi giri lo sguardo nel momento in cui dovresti agire sei una merda. Se non porgi nemmeno più un saluto al tuo vicino, bianco, nero, giallo o viola che sia, non puoi pretendere che la società possa essere qualcosa di più. Questo vale chiaramente anche per la politica svizzera. Mi permetto di esprimere qualche giudizio più chiaro visto che conosco meglio la situazione. L’iniziativa popolare del 9 febbraio 2014 è stata sicuramente strumentalizzata sia in patria sia all’estero e, nonostante sia stata accettato dal popolo, non è ancora entrata in vigore; anzi, probabilmente non succederà assolutamente niente visto che anche qui i nostri politici si cagano addosso e rispondono in primis ai Signori che tirano i fili della finanza europea e mondiale. Il partito populista (UDC, Unione Democratica di Centro (in italiano e francese; nome sarcastico, ahahah!); Partito Popolare Svizzero (in tedesco; più chiaro negli intenti)) ha certamente capitalizzato sui timori dei cittadini, ma specificatamente in regioni di confine come il Canton Ticino, il Canton Ginevra, il Canton Basilia Città e altri, la situazione è comunque diversa dalle regioni meno “esposte” all’afflusso di frontalieri. Considera che in Ticino entrano a lavorare quotidianamente ca. 60'000 italiani su una popolazione complessiva di ca. 350'000 residenti, di cui ca. 98'000 stranieri con permesso di soggiorno. I numeri credo siano già abbastanza “interessanti”. Pensa anche al traffico stradale generato, al dumping salariale e all’insicurezza del posto di lavoro che subiscono sia i residenti sia i frontalieri e a tutte le tensioni che possono nascere ed evolversi (persino fra italiani residenti ed italiani frontalieri). Il problema è causato come quasi sempre dal padronato e dalla politica economica capitalista. Statisticamente i Cantoni alpini e rurali tendono maggiormente alla destra conservativa, mentre le città più grandi sono tradizionalmente più di sinistra. Niente di diverso da quanto avviene negli altri Stati europei insomma. Non me la sento di biasimare in pieno chi ha votato a favore dell’iniziativa perché di disagio sociale ce n’è anche qui, fidati! La Svizzera è uno dei paesi più ricchi del mondo, ma anche qui la classe media si sta estinguendo e il grande sogno capitalista del lavoratore che genera ricchezza e consuma a più non posso sta svanendo per lasciare spazio ad una fratturazione socio-ecomica sempre più importante. Il salario medio è alto perché ci sono “troppi” straricchi ed è purtroppo “normale” che il populismo prenda piede in questo clima.


Progetti futuri sia per la band che per l'etichetta?
Abbiamo appena finito di registrare la batteria per il prossimo split 7” con i nostri amiconi Sposa In Alto Mare. Prossimamente registreremo anche il resto. Sarà un disco divertente! Per il resto, come già detto, proveremo a scrivere un lavoro più lungo. Ci sarebbero ancora un paio di proposte di split, ma dovremo ancora capire come muoverci. A livello di concerti non riusciamo a suonare molto perché la vita è complicata, ma si stanno comunque già aprendo delle belle situazioni: l’11.03.17 suoneremo a Berna con gli Yacøpsae, in luglio suoneremo ad un festival in Francia e in agosto in Repubblica Ceca con qualche data di appoggio probabilmente anche in Germania. Stiamo anche discutendo con altri gruppi per farci qualche weekend assieme e dovremo ancora designare la partenza per la Sicilia per la seconda parte del minitour collaborativo con i nostri calafricani preferiti (termine super powerviolence) ANF cominciato l’anno scorso in Svizzera.
Con l’etichetta abbiamo in ballo:
-Terror Firmer / Su19b, split 7”. Fresco di stampa e in arrivo a breve
-L’Urlo Di Chen, “Senza Valide Pretese”, cassetta (altro gruppo di Giulio).
-Cyan, “Many/None”, 10".
-Sicuramente qualche uscita dei miei progetti e gruppi noise Mulo Muto e MeVdA.
-Demo tape di un mio nuovo gruppo assieme ad Alercio, chitarrista di Winds Of Disease e L’Urlo Di Chen.
-Salterà sicuramente fuori qualcos’altro.

Finito. Grazie del tuo tempo e se ti va di aggiungere qualcosa, fai pure.
Un grandissimo grazie a te Marco per lo spazio che ci hai concesso, le domande ben costruite (a cui spero corrispondano delle risposte altrettanto interessanti) e per il bel lavoro che fai per la nostra comunità di matti. Ti auguro tante belle cose per i tuoi prossimi impegni. Per il resto, ringrazio tutti coloro con cui abbiamo collaborato in questi dieci anni di gruppo e tredici anni di etichetta. Sto ormai parlando di centinaia di persone fra musicanti, etichettari, organizzatori di concerti, spacciatori di cibo e materassi/pavimenti, autisti ed alcolisti anonimi. Nonostante le bestemmie, gli scazzi e le sbornie, giocare al grindcore e al DIY resta ancora una delle cose più belle ed entusiasmanti! Alègher!

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